Libri - Anna Maria Dall'Olio

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                 L'acqua opprime


UNA POESIA AL MESE - 2017

Su lucide mitraglie
(destinate a sterminare)
pascola l’aragosta
(destinata a sterminata).
Presentazione L'acqua opprime
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Fruttorto Sperimentale

Pescia, badalì

La chiorba mi dole, ir bombo m’allomba,
or che fo, son vecchio, m’accallo sur divano,
stamane ‘un ho attuìto, enno tutte grane,
or aùgno ir teleomando, or che fo.

Tutt’un grand’armanacca’ un aggeggià
tutt’un arrocchettìo tutt’un arruzzolìo,
un troiaio gli è divento ir mondo,
un tremoto, ‘un mi ci rinvengo punto.

Bastraoni barcocchiano su’ pà.
Biasciaostie, boddoni, un appicciùme.
Budelli s’avvorgolano alle mane.

Tutt’un buscionaio. Proprio un canaio.
La mi’ vita, l’ho fatta. Badalì.
Spengo tutto. ‘Un mi resta che morì.

A Pescia, guarda un po’

La testa mi duole, l’alcool mi stanca,/ ora che cosa faccio, sono vecchio, mi sistemo sul divano,/ stamani non sono riuscito a fare tutto, sono tutti problemi,/ ora afferro il telecomando, ora che faccio.// Tutto un almanaccare un aggeggiare/ tutto una situazione confusa un rumore confuso,/ un male assoluto è diventato il mondo,/ un terremoto, non mi oriento per niente.// Giovinastri riempiono il padre di botte./ Baciapile, grassone, un appiccicume./ Donne poco serie s’avvolgono alle mani.// Tutto un ginepraio. Proprio un casino./ La mia vita, l’ho fatta, guarda un po’./ Spengo tutto. Non mi resta che morire.
I miei occhi non si chiusero

Iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Papà mamma tutti salparono.
Ultim’ora. Livorno. Traghetto brucia.
Papà mamma tutti perirono.

I mieiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Sulla nave son nata.
Con lei sulle spiagge deserte,
con lei sul banco di scuola.

All’improvviso ci svegliammo:
sognammo gente salvata dal babbo,
sognavamo grumi di fumo.

I miei occhiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Il dito sempre puntato sul babbo
In mezzo a tanti ma tanti marinai.
Presto si disse stop alla ricerca.

Il mouse sempre puntato sul traghetto,
poco dopo partii per altro mare.
Cosa come di chi la colpa. Cerco.

I miei occhi nooooooooooooooooooooooon

I miei occhi non si chiusero.
Percorsi incandescenti
gironi d’inferno roventi

per ore pascolai per morti.
I morti non mi vollero
i miei occhi non si chiusero.
Copertina Fruttorto Sperimentale
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[Si fa riferimento alla tragedia del Moby Prince, il traghetto che, la sera del 10 aprile 1991, entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo al largo del Porto di Livorno. Nel rogo successivo allo scontro morirono 140 delle 141 persone a bordo del Moby Prince tra equipaggio e passeggeri. Unico superstite, il mozzo Alessio Bertrand.]

‘Una nuova sfida poetica’ (prefazione di Annamaria Pecoraro) di Anna Maria Dall’Olio in questo recente lavoro in versi dal titolo ‘Fruttorto sperimentale’ – La Vita Felice, 2016 in cui l’arditezza linguistica consegna al lettore spazi di denuncia so-ciale misti a redenzione e purificazione degli stessi. Fluttuano, in modo repentino, sce-nari viscerali, trasgressivi e poco convenzionali, ingegnose invenzioni per discutere del quotidiano e dell’equilibrio interiore, e immagini taglienti, ma di inclinazione verso l’introspezione e il silenzio. Una scrittura poetico-metafisica che, con taglio epilettico, separa l’immaginario dalla cruda realtà.

Latte & Limoni

Anna Maria Dall’Olio utilizza la parola al naturale e con misura, ne pesa le conseguenze e se ne assume la responsabilità anche quando va a creare innovativi composti di linguaggio: neologismi che concentrano più funzioni esplicative e di significato. Di rilievo è, inoltre, l’uso di spaziature anomale all’interno dei versi. Spazi che danno origine a poesie nelle poesie, che permettono letture alternative secondo punti di osservazione differenti, o forse, spazi come tempi di decantazione del pensiero per contenuti che attraversano spazio e tempo.
Le filastrocche presenti nella raccolta, così come i testi con affondi nella lingua dialettale, rimandano al tempo del ricordo, alle radici, all’infanzia e quindi al latte, primo e primario alimento che compare nel titolo, ma numerosi sono i testi con valenza di denuncia su fatti sociali e civili, trattati con quell’amarezza che conferisce un sapore aspro alla vita: l’acidulo dei limoni svolge qui il ruolo di disincanto e favorisce la capacità di mantenere elevata l’attenzione su ciò che ci circonda.
Dall’Olio non suggerisce evocazioni oniriche né propone versi edulcorati: la sua scrittura è verace, genuina, sincera e, soprattutto, onesta.

dalla prefazione di Diana Battaggia

Rita Pacilio:
La poesia è un pensiero narrante.

Recensione su "Latte & limoni".

Articolo su Sanniolife 08/04/2014


Quando ‘costruiamo’ delle ‘storie’ su eventi specifici spesso finiamo per dare un senso particolare non solo a quell’evento che prendiamo in considerazione, ma a un’intera classe di eventi, o addirittura a una congerie assai più svariata di situazioni. In questo modo siamo in grado di ‘definire’ un modello di mondo che può esistere nel nostro universo possibile solo se scegliamo il tipo o i tipi di logica da usare per la narrazione. Infatti il pensiero narrante ha bisogno di seguire logiche narrative dove è indispensabile, come per la vita quotidiana, fare delle scelte mosse dall’esigenza di arrivare a una rappresentazione verosimilmente realistica a partire dal numero di esempi strategici utilizzabili nelle analogie. Nel pensiero (poetico) narrato, infatti, la logica dell’interpretazione degli eventi parte dal vero, dall’ispezione concatenata e complessa di ciò che emerge dal palese e non dal ragionamento deduttivo su campioni statisticamente significativi.


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Recensione di Umberto Pasqui
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L 'angoscia del pane

Migranze
Pubblicato il  15 maggio 2012  da  Redazione

Il lettore è obbligato a rinascere nella realtà  di un’ispirazione che può venire da forme e volumi sproporzionati, dove i materiali finiti concretizzano momenti difficili per indicare un modo di sognare e segnarsi profondamente, mentre la poetessa continua imperterrita a interpretare figure di abbinamento a tema con l’unica virtù che le capita a tiro, la bellezza delle fisionomie per incidere come si vuole, che puntano alla sacralità. Si arriverà insieme, sfiniti, alla meraviglia delle condivisioni ch’è la parola quando quest’ultima sorvola una creatività estesa, con la corposità dei significati socio/sentimentali a pretendere la massima disponibilità e visibilità. L’insolito torna fiabesco al bene di una descrizione, lungi dal fortuito. La Dall’Olio s’imbatte nel suo essere selvaggio, geniale per rifiorire in un patrimonio che si rispetti, letteralmente classico, e al tempo della natura, incontrovertibile, incita al viaggio nella giustizia silente (ancora utile?).

Vincenzo Calò

In dieci lampi, con quel cipiglio che sedusse e ferì inneggiando all'estetica e alla purezza della guerra, con lo stesso impeto e fervore che contamina d'emozione grafica l'espressione poetica, scelta davvero geniale, la poetessa Anna Maria Dall'Olio con le stesse armi del Futurismo ne addita, ne sconfessa, ne accusa e ne condanna l'ideologia. Fuori tempo? No: che sia sorta l'alba della pace è un inganno. Con arte elettrica e consapevolezza dura.

Giuseppe Campolo

Le liriche di Anna Maria Dall’Olio, hanno voce, corpo, emozione, non conoscono retorica e vanno dritte al cuore. Dieci poesie che denunciano, additano, segnalano il prodotto peggiore che l’esser umano possa produrre: le guerre, il razzismo, lo sfruttamento, le ingiustizie, elementi che irrorano la terra di sangue e dolore. L’autrice usa una semantica ricca di figure retoriche che danno il senso e l’idea di quel pugno sul tavolo che la nostra poetessa simbolicamente batte in una sorta di denuncia espressa in versi altamente significativi. Un urlo d’attenzione, un monito all’uomo che spesso mortifica la vita stessa e il suo cammino attraverso azioni che si ritorcono verso un’intera umanità. Nella poetica di Anna Maria Dall’Olio, non troveremo false ipocrisie, immagini classiche, o incantesimi di vita, ella si sofferma sull’essenza che realmente ci circonda, un mondo che non è tutto rose e fiori, gentilezze e perbenismo, anzi ella sottolinea quei fatti, quelle circostanze create dall’essere umano nelle peggiori sue invenzioni che portano dolore, distruzione e sofferenza. L’uomo che si trasforma in belva distruttrice.  Un haiku che nel suo breve canto, riesce ad esprimere quell’immaginazione che rispecchia un quadro nitido di senso e di colore. Lo stridere voluto del rumore che tre minuti di guerra possono produrre, il silenzio che resta in quel verde prato dove spiccano tre fiori rossi, frutto di quella natura che vive comunque e dona sempre a prescindere dal male che l’uomo crea. Una poetessa che dai suoi versi è promotrice di pace e di denuncia, poesie che nel movimento della parola diventano "spari" di riflessione, "pugnalate" di pensieri, portando il lettore all’attenta valutazione di un verbo che non vuole essere solo poesia, ma di monito ai nostri errori, ai nostri razzismi, alle nostre violenze. Dieci poesie che ci portano a riflettere di quanto spesso siamo indifferenti spettatori di un malessere che circonda il nostro vivere quotidiano. Dieci canti, dieci denunce, dieci moniti per dire basta all’egoismo umano!

Marzia Carocci (critico recensionista letterario/autrice)

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Tabelo

Tabelo (2006) è un testo drammaturgico apparentemente semplice, in realtà molto complesso. La vicenda è presto riassunta: in una moderna azienda del terziario avanzato lavora un gruppo di impiegati e impiegate. In questa 'corte', che ha i suoi dominatori, arriva un neo-assunto. Come tutte le matricole sembra timido e i veterani dominanti da subito cercano di farne una vittima delle loro dinamiche interne e di piegarlo alle loro strategie di potere. Ma la situazione presto si rovescia e l'ultimo arrivato dimostra di essere una sorta di figura-destino, uno "sterminatore" che determinerà la distruzione del sistema vigente e la rovina dei suoi attori.
Come si percepisce sin dalle prime pagine, questo dramma non appartiene alla tradizione naturalistica ma al filone simbolista e dell'assurdo, con forti ascendenze kafkiane e beckettiane. Infatti ripropone, in modo originale, atmosfere astratte ed esemplari, situazioni e relazioni interpersonali paradossali e crudeli, mentre il linguaggio è spesso allusivo ed evocativo - ne è un emblema già il titolo, che indica il nudo piano scenico su cui agiscono i personaggi e nel contempo allude alla 'scacchiera' su cui si giocheranno i loro destini -: tratti che indirizzano il testo a un pubblico internazionale.
Mi sembra che l'interesse di questo testo raffinato e complesso risieda almeno in quattro elementi (per restare in sintonia con la passione simbolica dell'autrice). Il principale è rappresentato appunto dalla lingua parlata dai personaggi: è nervosa, scattante, costantemente pronta a sorprendere il lettore per quanto è acuminata, esatta e insieme allusiva, piena di scarti ironici, di metafore o similitudini ardite e originali, soprattutto sintetica e asciutta (quindi molto efficace).

Una seconda caratteristica risiede nel forte uso del simbolismo: Dall'Olio è autrice di solida cultura anglosassone ed ha intriso il testo di riferimenti e citazioni che in campo letterario spaziano dalla saga della Tavola Rotonda a Shakespeare e Coleridge, da Chaucer a Eliot, mentre in campo iconografico trovano un preciso referente nella pittura preraffaelita e nel simbolismo romantico-decadente - si pensi al giglio come simbolo di morte (cfr. Keats, D. G. Rossetti).

Seguendo un raffinato gusto barocco e postmoderno, i riferimenti si moltiplicano in continuazione come in una foresta di specchi e contribuiscono a disegnare quella tela di ragno à la Cortàzar che Linus/Gregorio (e l'autrice tramite lui) tesse intorno ai protagonisti.
Su questo gioco si incardina anche il terzo elemento di connotazione del dramma, cioè la tematica del doppio, molto cara alla Dall'Olio (la affronta anche in altre prove drammaturgiche) e quanto mai contemporanea. Nella pièce nessuno è quello che appare - o meglio il destino di ciascuno è risultante (e vittima) di una dialettica tra la sua natura profonda e la maschera sociale che si è dato o che gli è stata imposta - e tale doppiezza viene soprattutto attuata attraverso il simbolismo dei Tarocchi e dei segni zodiacali.
E qui il cerchio (o meglio il quadrato) si chiude, con l'ultimo, ma non meno importante elemento di connotazione: la drammaturgia spaziale e scenica. Come dovrebbero fare tutti i testi scritti per il teatro (e purtroppo così spesso non fanno!), Tabelo non si esaurisce nella pagina, anzi reclama assolutamente una sua messa in scena. Quel che a un primo sguardo può apparire eccessivamente simbolico o astratto, se letto e immaginato nella giusta prospettiva della realizzazione scenica improvvisamente si chiarisce nel significato e si completa: è allora che il lettore (e immaginario spettatore) facilmente legge il gioco dei doppi riconoscendo a colpo d'occhio i personaggi quando impersonano i loro multipli ruoli, è allora che gode dei costumi potenti e fantasiosi ed è allora, infine, che apprezza un'autrice capace di lavorare non solo sul piano letterario ma anche su quello scenico e spaziale.


Prefazione a cura di Gianni Cascone

Gianni Cascone (Bologna, 1957) vive e lavora tra Bologna, Prato e Genova. Dopo aver partecipato al Laboratorio Teatrale di Luca Ronconi accanto all’attrice Marisa Fabbri, si è dedicato al teatro come regista e drammaturgo e alla scrittura. Dal 1989 è presidente dell’associazione culturale pratese Grafio, riconosciuta una delle scuole di "scrittura creativa" più interessanti e importanti a livello nazionale. Tale associazione promuove la conoscenza della letteratura nazionale e internazionale e diffondere a livello nazionale la cultura in campo letterario e delle arti visive.

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