Racconti - Anna Maria Dall'Olio

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Racconti
La Scommessa

Avanzo. Non so dove posare lo sguardo.
Semicerchi: semplici, strette file di poltroncine bianche. Bianco: spiritualità, splendore, leggerezza, vita. Sereno splendore di visi che mai mi apparterrà.
Rosse, come sangue, le labbra di quelle che potrebbero esser donne.
Niente musica, silenzio profondo.  Per ora. Un’attesa.
Aspettano tutti me?
Capisco subito che stanno lì non per una festa, non per il bombo, non per lo sballo: servono una divinità. Al massimo, sulla Terra si serve qualcosa su cui si stampa senso prima che una voglia matta di protezione.
Seguo gli occhi di tutti.
Devo mantenermi lucida, a qualsiasi costo.
Dietro di me sento il calore crescente di Genio, che risplende nel suo frac rosso fuoco.
Immobile, come una statua, accanto a un’enorme scatola metallica, quello che potrebbe essere una specie di prete, prestato per l’occasione a fare il DJ.
Da sotto, dove mi trovo, il viso non si vede: solo linee tondeggianti. Da una specie di mantello si solleva un tentacolo azzurro di calamaro: gesto di piombo. Dalla postazione si avvicina al DJ una telecamera con una bocca umana in movimento. In una melodia che non saprei descrivere racconta la leggenda di un pazzo. Un pazzo che ha messo a soqquadro l’universo alla ricerca del vero amore.
Sento una morsa allo stomaco. Ci mancava. Io no, non mi farò impressionare.
Inesorabile come il destino, il DJ pone il tentacolo su una leva. Tutti gli occhi su quella. Il tentacolo ricade deciso.
Sibila una lama di luce. Distolgo lo sguardo da quanto è insopportabile: in alto, dappertutto tipo fuochi artificiali.
Killing! Killing!
Altro che il “Paradiso terrestre” di San Antonio! Al massimo si schiaccia un bottone: il soffitto si spalanca e fiumi d’acqua ci annegano.
Donne delle file più alte hanno i visi accesi, le labbra semiaperte. Per me che sono nuova, lo spettacolo pirotecnico in discoteca è potenza meccanica, per loro esperte è ancora un miracolo. Il miracolo.
Improvvisa, sprizza una melodia mai udita. Tutti ondeggiano. Si alzano in piedi, ancora ondeggiando.
Chiaro. È il segnale del ballo collettivo. La macarena universale.
La melodia si interrompe. Poi una seconda. Infine, la terza.
Lentamente il Dj scende, passa in mezzo alle poltroncine, seguito dalle braccia alzate di tutti e dalle tempeste di gridolini.
Inesorabile, serio, si dirige verso di… … me!
– Eccoti, rossina, piccina, dolcina. Non ti piace proprio la mia musica? Jimmy dovrebbe cambiare mestiere? Sono fallito?
Scuoto la testa. Non voglio altri sensi di colpa. Non ci conosciamo neanche e tu mi fai sentire già stronza.
Gli scoppio a ridere in faccia.
– Con quella cappa, più che un DJ mi sembri un boia. Ho sentito la storia del pazzo. Guarda che mi sei simpatico per questo. Forse abbiamo qualcosa in comune.
E rido ancora.
– Hai sentito parlare di me?
– No.
– Non ti faccio paura?
– Si vede? Neanche un po’.
– Mai sentita una dichiarazione simile! Ora te ne faccio una io…
– Sentiamo.
– Vorrei essere più di un grosso bruco con un palo per ogni tuo buco.
– Ma davvero?
Mi sganascio.
Mi è naturale voltarmi di lato. Il calore di Genio spione/guardone ribolle, mi scotta la pelle. Bene, così m’attizzo ancor di più.
– Chi non conosce Genio? Tutti. Non è benvoluto qui. Non è un mio amico.
– Si capisce lontano un miglio.
– Lontano cosa?
– Oh niente. Distanze terrestri.
– È mio nemico, anzi il Nemico. Da quel che vedo, è pure arrivato alla meta prima di me. Lo considero un affronto, l’ennesimo affronto di Genio.
Rido.
– Ridi? Ti scucirò dalla bocca quel tuo sorrisetto. Ti svelerò io quello che ti succederà. Sfornato il marmocchio, presto ne aspetterai un altro. Diventerai la matrice di un esercito di Geni.
– Sì, è stato lui, ma non vuol dire niente.
– Fa lo splendido. Fa il superiore. Ovunque vada. Lo odiamo, lo temiamo come la morte.
– Esagerato. È debole, debolissimo.
– Abbiamo provato in tanti a distruggerlo.
– Fragile, fragilissimo.
– Hai scoperto il suo segreto?
– Anche se fosse…
– Il gran bruco per ogni tuo bruco. Meglio, ti comprerò tutto quello che vuoi.
Fossi matta.
– La rossina piccina dolcina si accontenta di un supercocktail terrestre da sballo. Fallo preparare. Meglio, preparalo tu. Indovinerò che cosa ci hai messo dentro. Scommettiamo. Se vinci, ti rivelo il segreto, ammazzi Genio e mi scopi davanti a tutti. Se vinco io, bevi il cocktail che ti preparerò.
– D’accordo, andiamo al bar.
– Ok.
– Sono qui da pezzo e non ci sono mai stato. Ci credi? Mi hanno detto che è uno dei bar più forniti della galassia. La sera c’è spesso molta coda.
Invece, a quanto pare, stasera pochi clienti hanno sete o hanno deciso di avvelenarsi.
Aspettiamo solo cinque minuti.
Un incavo tipo grotta tutto cubi colorati fosforescenti. Si addice all’idea di una base spaziale. Sulla Terra ho visto di meglio, ma non mi dispiace. All’interno del bancone pulitissimo e scintillante gli arredi hanno un’aria decisamente esotica. Niente male.
Probabilmente questa zona deve essere insonorizzata, perché con tutti i presenti in discoteca i rumori di fondo sono veramente ridotti al minimo. Se mi interessasse, potrei ancora filare tranquillamente col calamaro.
Senza perdere tempo, ordino la lista dei cocktail alla premurosa creatura in servizio, che mi sfiora il viso con una carezza.
Gentile! Killing! Mi scappa un sorriso.
La creatura mi consegna immediatamente un kindle: la lista è lunga quanto un libro. Lo sfoglio: ce n’è per tutti i gusti, dai cocktail classici a quelli più strani. Non mi impressiono, sono un’esperta. Strabere è uno spreco, bere è un’arte.
Prima di iniziare la sfida all’ultimo sangue, prendo un cocktail a base di vodka e lime, che mi presentano in un teschio fumante di ghiaccio secco.
Molto scenografico. Lo sorseggio. Molto buono.
Mi volto per farmi bendare da Jimmy. Lui esegue. Chiudo subito gli occhi per un altro motivo: la vedetta è sempre lì, sole rabbioso, sole accecante.
Aspetta. Guarda quanto sono bravi i Terrestri.
– Secondo giro? Assemblo?
– Ok. Che sia difficile. Che sia geniale. Mi raccomando.
Immediatamente sento scorrere in un contenitore schizzi, lunghi brevi lunghi. Ne conto dieci, tutti diversi tra loro.
Mi scappa un altro sorriso.
Annuso. Sorseggio.
Bere è un’arte. Quando non mi fanno strabere.
Pensavi di giocare facile, alieno. La bella addormentata nel bosco. Cappuccetto Rosso nel bosco.
Dagli schizzi ho calcolato la velocità di caduta nel bicchiere o quel che è. Poi il peso, quindi la quantità, quindi il contenuto. Elementare, Watson. Elementare, anima bella.
– Toglimi la benda.
Jimmy me la toglie.
Guardo il contenitore. Sul fondo, il residuo caramello chiaro. Sorrido. Ne ero sicura.
Mi trovo circondata da una nube di alieni con un sorriso a cento denti.
Contemplativi, eh? Scommetto che non vedete l’ora di vedere Genio scannato e me scopata a sangue. Ipocriti.
Il vostro prezioso intrattenitore, il vostro prezioso giocattolo.
Vi farò vedere chi è May M. Flanders. Moll Flanders.
Dietro non non sento più calore. Hai paura? Genio, fidati. Rilassati. Un bel respiro.
– Allora, fuori gli ingredienti.
– Sono dieci.
Jimmy si passa il tentacolo davanti alla bocca sbavante.
– Dieci, sì, quali?
– Solo?
– Ingredienti. Percentuale.
– Te li dirò. Prometti davanti a tutti che dopo berrai quello che ti porgo.
Per fare scena si gira intorno di trecentosessanta gradi.
– Prometto.
– Devo fidarmi? Hai già cercato di fregarmi. Il supercocktail non è uno, ma due cocktail: il Golden Dream e il Long Island Ice Tea.
Vodka,
gin,
rum bianco,
cointreau (o triple sec),
coca cola,
succo di limone
(il Long Island Ice Tea)
più il Galliano,
cointreau (o triple sec),
succo d’arancia
e crema di latte (o panna liquida)
(il Golden Dream).
– Percentuali!
– Zitto, non confondermi. Il cocktail è doppio. Devo dimezzare le percentuali.
Vodka 10 %,
gin 10 %,
rum bianco 10 %,
cointreau/triple sec 10 %,
coca cola 5 %
Galliano 12,5 %,
succo di limone 5 %
cointreau/triple sec 12,5 %,
succo d’arancia 12,5 %
crema di latte/panna liquida 12,5 %.
Jimmy schiuma di rabbia. Agita tentacoli e zampe.
Tutti intorno con le labbra a zero.
Scommetto che l’unico a non stupirsi è Genio: sa tutto di me.
Sono felice. Tutti, tutti attorno a me. Sono l’anima della festa. Finalmente. Come dico io. Ora sì che mi diverto. Eh, sì.
Non ho finito. No, cazzo. Ora si stravince.
– In ordine di percentuale:
cointreau/triple sec (22, 5%)
Galliano 12,5 %,
succo d’arancia 12,5 %
crema di latte/panna liquida 12,5 %.
vodka 10 %,
gin 10 %,
rum bianco 10 %,
coca cola 5 %
succo di limone 5 %.
– Non so come tu ci sia riuscita. D’accordo. Oggi non ammazzerò Genio. Oggi non scoperò.
Né ammazzerai, né scoperai.
– Finora sono sempre stata la fatina rossa. Stavolta, per una volta, sarò la fatina verde. Ti preparo un long drink storico.
Attento. La fata verde, il pericolo verde.
Prendo un tumbler, dove sul fondo ho sistemato una zolletta di zucchero. Un quarto assenzio. tre quarti acqua gelata, colata a filo. Un paio di cubetti di ghiaccio.
– Dopo il primo bicchiere si vede il mondo come si vorrebbe, dopo il secondo come non è. Alla fine si vede proprio come è. Non può andar peggio.
Con fare sacerdotale Jimmy prende il tumbler a due mani e chiude gli occhi. sorseggia l’assenzio. Corretto.
– Forse ti girerà un po’ la testa all’inizio, forse avrai anche delle allucinazioni. Non farci caso. Tutto passerà.
Volto le spalle. Rido tra me.
Rido per poco.
Torna a sfiorarmi il calore dietro alle spalle, calore a cui non ho badato poco durante i miei giochi di prestigio. Mi avvolge in una carezza di fuoco.
Che strana sonnolenza. Cerco. Resist-
***
Mi rialzo. La testa mi gira. La testa. Pesante.
Il biscottone in pancia salta più di un grillo, rimescolandomi tutta. Ho capito. Protesti. Ti ribelli all’alcool che la mamma ti ha rifilato. Scusa. Porta pazienza, creatura. È stato necessario. Non succederà più.
Cammino a testa bassa. Cammino verso la nave. Molto, molto incazzata.
Il lungo vestito campagnolo splende in tutto il suo ametista al bagliore della base attorno a noi. Sarebbe bello anche qui.
Sarebbe tutto così bello, così magico. Eh no. Se tu non ti fossi mezzo anche stavolta, Genio delle mie Nike.
Anche lui è nervoso, scuro in viso, anzi fuma di rabbia, digrigna i denti.  Inciampa.
Mi sfugge un sorriso cattivo.
Per una volta che ci divertivamo, io almeno!
Una base-discoteca ai confini del sistema solare. Non un buco nero sempre affamato o una terribile guerra nucleare tra galassie.
Niente mostri cattivi. Macché. Solo uno, che a quest’ora, però, sarà del tutto inoffensivo, per terra, con la schiuma nera che gli gocciola dalla bocca.
Grazie a me.

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