Recensione Latte & Limoni - Anna Maria Dall'Olio

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Latte & Limoni
Rita Pacilio: La poesia è un pensiero narrante.
Recensione su "Latte & limoni".

Articolo su Sanniolife 08/04/2014


Quando ‘costruiamo’ delle ‘storie’ su eventi specifici spesso finiamo per dare un senso particolare non solo a quell’evento che prendiamo in considerazione, ma a un’intera classe di eventi, o addirittura a una congerie assai più svariata di situazioni. In questo modo siamo in grado di ‘definire’ un modello di mondo che può esistere nel nostro universo possibile solo se scegliamo il tipo o i tipi di logica da usare per la narrazione. Infatti il pensiero narrante ha bisogno di seguire logiche narrative dove è indispensabile, come per la vita quotidiana, fare delle scelte mosse dall’esigenza di arrivare a una rappresentazione verosimilmente realistica a partire dal numero di esempi strategici utilizzabili nelle analogie. Nel pensiero (poetico) narrato, infatti, la logica dell’interpretazione degli eventi parte dal vero, dall’ispezione concatenata e complessa di ciò che emerge dal palese e non dal ragionamento deduttivo su campioni statisticamente significativi.
La poesia dà significato ai fatti, osserva ciò che accade, seziona il vero, lo percorre, lo celebra. La costruzione del mondo sociale avviene attraverso il pensiero analogico e Anna Maria Dall’Olio, nel suo lavoro poetico Latte e Limoni, La Vita Felice, 2014, sa cogliere un’ampia varietà di situazioni civili e storiche, (come gli avvenimenti di guerriglia avvenuti nel 2013 in Turchia tra la polizia e i pacifisti dimostranti, da cui il titolo, apparentemente da filastrocca, ma che si riferisce ai gas lacrimogeni così menzionati), che permettono, per analogia, di confrontare situazioni del passato con quelle del presente al fine di giungere a formulare delle ipotesi ulteriori in vista di decisioni costruttive da prendere per migliorare il futuro.
Quando si usa la strategia analogica, il pensiero (poetico) narrativo può oscillare verso la semplice individuazione di coincidenze o di tratti caratteristici comuni, ma anche verso la ricerca di caratteristiche biunivoche tra eventi e concetti (Andrea Smorti – ‘Il pensiero narrativo’). Così la poesia diventa, con naturalezza, una versificazione che percorre la lingua parlata; si evolve in un impasto di invenzione linguistica e gioco in cui l’abilità retorica supera il desiderio di persuadere la stessa curiosità del tema costruito sul vincolo della norma sociale.  L’autrice si applica al cosmo poetico pensando alle radici stimolanti della creazione letteraria: qui vengono assegnati i problemi della gente comune, l’alienazione della forma comunicativa, la malinconia dell’appartenenza nonostante l’effetto benefico che l’invenzione poetica continua a elargire. I conflitti sociali possono essere letti in modo allegorico e rappresentati, dalla voce lirica, nella modalità autoriflessiva, sezionandoli in versi spazio-temporali, come semplici allusioni o performance orali, autoriflessive, dagli aspetti sonori che somigliano alle poesie antico-inglesi. Tutta l’energia della poesia, in questo volumetto, circola tra forma, contenuto e significato in modo elegante, inalterabilmente dimostrabile: Dall’anima mia potasti la morte: / prima con grida la riconoscesti / poi la strappasti condisperazione.

Rita Pacilio

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